Il cliente
Il Castello di Verrazzano è una realtà vitivinicola nel cuore del Chianti Classico con oltre mille anni di storia sul territorio. L’azienda si estende su circa 250 ettari, di cui 50 vitati, e produce tra le 250.000 e le 300.000 bottiglie l’anno con un approccio produttivo artigianale, seguito personalmente dal proprietario Luigi Cappellini lungo tutto il ciclo, dal vigneto al confezionamento. Il vitigno di riferimento è il Sangiovese, particolarmente sensibile dal punto di vista tecnico ed enologico.
La sfida
Verrazzano non cercava un aumento dei volumi produttivi, ma una risposta a un’esigenza qualitativa e organizzativa precisa: coniugare l’artigianalità del proprio metodo con gli standard di precisione e uniformità richiesti dai mercati internazionali, in particolare quello nordamericano, sempre più attenti a certificazioni e tracciabilità. Gli obiettivi individuati erano molteplici: tutelare l’integrità aromatica del vino attraverso un riempimento senza contatto con l’ossigeno, controllare con precisione la solfitazione (in coerenza con l’approccio biologico dell’azienda), garantire una igienizzabilità totale, ridurre sprechi idrici ed energetici, gestire cambi formato rapidi tra bottiglie da 0,5, 0,75 e 1,5 litri, e inserire la nuova linea in spazi di una cantina millenaria non progettati per macchinari moderni.
La soluzione Eurostar
La linea Eurostar installata è basata sulla riempitrice MAXIMA EP 16/16/1R, con giostra di sciacquatura a 16 posizioni dotata di pinze di presa, sistema di trasferimento con stelle a geometria variabile e coclea di ingresso in collegamento diretto con la giostra di riempimento. Un elemento chiave della soluzione è la presenza di una campana di raccolta, che consente di mantenere continuità di processo anche nei momenti di “attacca e stacca” tipici di una cantina storica, dove i flussi produttivi non sono lineari come in un impianto industriale contemporaneo.
Oltre ai parametri tecnici, per Verrazzano è stata determinante la solidità costruttiva della macchina e la sua accettazione da parte degli operatori: affidabilità nel tempo, facilità di manutenzione, accessibilità dei componenti e semplicità d’uso, in un contesto dove è l’operatore stesso a smontare, rimontare e pulire l’impianto quotidianamente.
I risultati
- Riempimento senza contatto tra vino e ossigeno, con livelli di solfitazione molto contenuti, coerenti con l’approccio biologico e di agricoltura rigenerativa dell’azienda.
- Riduzione percepita dello “shock da imbottigliamento”: il vino risulta più stabile fin da subito, con una migliore tenuta delle componenti aromatiche rispetto a quanto sperimentato in passato.
- Cambi formato rapidi e semplici tra i diversi formati di bottiglia gestiti dall’azienda (0,5 L, 0,75 L, 1,5 L).
- Integrazione armonica della linea in una struttura storica, senza alterarne l’equilibrio architettonico né i flussi di lavoro consolidati nel tempo.
La testimonianza
«La scelta è stata quella di rimanere all’interno dei propri confini territoriali, sviluppando qualità e identità piuttosto che aumentare indiscriminatamente i volumi. L’investimento nella nuova linea non è stato motivato da un aumento dei volumi, ma da una necessità qualitativa e organizzativa.»
Luigi Cappellini, proprietario di Castello di Verrazzano
«In contesti con una lunga tradizione, la macchina non può essere un elemento autoreferenziale o esclusivamente “da tabella”. Deve dimostrare affidabilità nel tempo, facilità di manutenzione, accessibilità dei componenti, semplicità di utilizzo.»
Luigi Cappellini, proprietario di Castello di Verrazzano
Fonte: Caso pubblicato originariamente sulla rivista di settore “Imbottigliamento” di Settembre 2026



